Regione Puglia e derivati
Lunedì, 8 Febbraio 2010
Diciamocelo, in questi giorni e su queste pagine abbiamo letto dell’intervento della procura per delle operazioni che riguardano la nostra Regione e l’acquisto di derivati finanziari. Premettiamo che non siamo in possesso di elementi certi ma solo di notizie tratte dall’informazione di stampa e da questo giornale. Tuttavia qualcosa di generico ma sicuramente pertinente a questa vicenda la possiamo dire. Abbiamo già parlato in queste pagine in tempi non sospetti della particolare entusiastica accoglienza che questi prodotti finanziari avevano avuto presso le Regioni, presso molti Comuni e presso alcune strutture a partecipazione pubblica. Ne abbiamo parlato ampiamente ed avevamo previsto che fra il 2010 ed il 2013 ne avremmo colto i velenosi frutti. Altra spazzatura dovrà ancora venire a scadenza. Questi prodotti finanziari hanno interessato in maniera marginale i privati ma in modo sostanziale chi gestisce soldi non propri ma dei contribuenti. Il boom nelle acquisizioni lo abbiamo visto 5 o 6 anni fa. Quando 5 o 6 anni fa si era diffusa la moda da parte delle amministrazioni periferiche dello Stato di acquistare prodotti derivati abbiamo avuto occasione di parlarne nei giornali ed in qualche televisione locale. Per vedere sviscerato il problema abbiamo dovuto aspettare per la prima volta in televisione una puntata di Report dello scorso anno. Ricordo che ero stato professionalmente coinvolto più volte in queste operazioni con promesse di provvigioni così alte che mi portavano a diffidare della bontà di queste operazioni. Qualche Comune mi aveva interpellato ed avevo risposto che non ero in grado di spacchettare questi prodotti come non lo erano i venditori di questi prodotti e solo pochissimi analisti finanziari erano in grado di spacchettarli. Ma dalle provvigioni che promettevano non dovevano essere granché e per dirla in modo più grossolano mi sembrava il caso di applicare un principio banalissimo. Come non si dovrebbe mangiare cose che non si conoscono così non si dovrebbero acquistare prodotti finanziari che non si conoscono. Fra l’altro, l’atto di acquisizione di questi prodotti prevede che l’acquirente firmi una sorta di attestazione nella quale dichiara di essere esperto in prodotti finanziari . Chi sa chi ha firmato l’atto d’acquisto per la nostra regione? Perché questi prodotti finanziari hanno avuto tanto successo ? Prima che intervenissero norme più restrittive emanate solo dopo l’indigestione di derivati (vi ricordate il Comune di Taranto?) la corsa all’acquisto era diventata come una corsa all’oro dell’antico West. Questo fenomeno avveniva in costanza di abbassamento dei tassi di mutui ancorché a tasso variabile per cui veniva venduto un ulteriore prodotto finanziario suggestivamente proposto come una assicurazione sulla variabilità dei tassi. Chi lo comprava era convinto di essersi messo al riparo dall’eventuale incremento dei tassi, invece stava comprando un derivato o swap. Che cosa piaceva di questi prodotti? Le provvigioni. Se a me offrivano dal 3 al 5 per cento debbo pensare che nella filiera di allocazione ci fosse posto per ulteriori provvigioni da distribuire. A vendere questi prodotti si guadagnava e molto, vista l’entità delle operazioni. Costo di commissione venduto a zero. Questi prodotti non avevano un costo di commissione esplicito nel momento della sottoscrizione, ma implicito nei pagamenti futuri. Quindi potevano essere presentati falsamente a costo zero. Chi procurava questi contratti con grossi enti tipo le Regioni diventava l’uomo della pioggia destinato a far carriera presso l’istituto finanziario che li aveva venduti. Struttura elaborata dei derivati. Si tratta di un prodotto finanziario che dovrebbe essere una sorta di scommessa sulla variabilità dei tassi invece è congegnato in modo che sulle variazioni del tasso a guadagnarci sia la banca, mentre l’ipotesi che ci guadagni il cliente è una ipotesi residuale. Inadeguatezza amministrativa. I nostri amministratori, i nostri dirigenti non provengono dalla Scuola Superiore d’Amministrazione francese ma hanno curriculum spiritosi. Molti sono cognati come definizione professionale. A molti di loro non affiderei neppure un condominio. Questa situazione di inadeguatezza amministrativa vista la giovane età di questa classe dirigente ci accompagnerà per qualche decennio. Ma con allegria. Servizi di consulenza finanziaria. Molte amministrazioni statali o enti con partecipazioni pubbliche prima di essere arrivati a queste brillanti acquisizioni hanno pagato anche consulenze finanziarie che andrebbero nel conto dei danni sopportati dalla pubblica amministrazione ovvero da noi .Mi piacerebbe sapere a chi sono stati pagati questi costi di consulenza e quali sono state le entità. Credo che si scoprirebbero cose molto carine, tipo conflitto di interessi ed altre amenità. Prudenza. Chi maneggia denari dei contribuenti dovrebbe usare un minimo di prudenza, se ha voglia di fare lo speculatore lo faccia con i suoi soldini. Non bisogna essere degli esperti per distinguere una obbligazione del Tesoro Italiano (BOT e CCT) da altri prodotti finanziari. Occultamento poste debitorie. La natura di questi prodotti teoricamente esposti all’alea, quindi suscettibili di accadimenti favorevoli o sfavorevoli permettono di essere spiritosamente interpretati nella contabilità già abbastanza spiritosa degli enti periferici dello Stato . Rinvio a babbo morto. Altro notevole appeal per i nostri amministratori è poter avere denaro immediato da spendere e di rinviare i debiti a babbo morto ovvero alle future gestioni politiche. Come rimediare. Una limitazione sulla possibilità dei Sindaci di giocare sui prodotti finanziari era già contenuta nella finanziaria dell’anno 2006 ( legge 296 del 2006 comma 737) stabilendo dal 1 gennaio dell’anno successivo l’obbligo della comunicazione dei contratti di acquisto al Tesoro. Ma la natura della censura da parte del ministero coglieva solo gli aspetti giuridico contrattuali. Come abbiamo detto la scomposizione del pacchetto derivato è per sua natura difficilmente decifrabile e comunque non può farlo il Ministero. La soluzione si potrà avere superando il Testo unico dell’intermediazione del ’98 e del regolamento Consob che lo attua. Recependo in toto la direttiva europea sui mercati finanziari (Mifid). Rimane la soluzione di sostituire tutta la classe politica e tutta la dirigenza amministrativa creata da questa classe politica. Ma non è praticabile. Ma almeno eliminare i cognati dirigenti da dieci milioni al mese. In questo almeno si può sperare?
Mariano Leone
1 commento a “Regione Puglia e derivati”
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Finalmente qualcuno che abbia parlato chiaro e chiarito dov’è il problema. I miei complimenti e ringraziamenti.