Suicidio a Nardò, si può morire d’amore ?
lunedì, 6 settembre 2010
Questa mattina mi sono alzato presto per accompagnare un amico in stazione, dopo un bel caffè, mi sono collegato nel mondo della rete world-wide-web, per trovare notizie e curiosità dal mondo. Una cosa mi ha colpito più di tutte, a Nardò, un uomo di 42 anni si toglie la vita impiccandosi ad un albero di ulivo. Raggelato dalla notizia di cronaca, cerco tra amici e sul web notizie dell’accaduto e scopro un pò di cose. Il mistero s’infittisce. Sembra che l’uomo si sia impiccato a due passi dalla casa, di una donna che gli avrebbe spezzato il cuore. Ed il suicidio, che è un gesto folle, lo anticipa con una lettera ed una telefonata al 118, annunciando lui stesso che in via Gregorio Armeno, a Nardò, c’era un impiccato. La vittima, freddamente si è avvolto attorno al collo la corda, che era stata legata ad un ramo di un albero di ulivo. Il suicidio che segnalava era il suo e quando, pochi minuti dopo, il personale del pronto intervento è giunto sul posto assieme agli uomini del Commissariato di polizia e della locale stazione dei carabinieri era già troppo tardi. Dietro la tragedia pare, una storia d’amore finita male. Lui aveva lasciato moglie e due figli, per una ragazza con la quale però non conviveva, alcuni mesi dopo, quando lei lo ha mollato, si è sentito il mondo sprofondare sotto i piedi e depresso, prova una prima volta nell’aprile scorso ad ammazzarsi, il fratello che aveva cercato di aiutarlo a desistere dall’insano gesto si becca perfino una coltellata. La notizia di un suicidio per amore, lascia sempre un senso di smarrimento in chi la riceve. E la domanda spontanea che ci si pone è perchè ? Innanzitutto va detto che solo in pochi casi la persona che si suicida lo decide in maniera repentina ed improvvisa. Ciò avviene solo in persone che hanno un grave disturbo psichiatrico (ad esempio depressione) o si trovano ad affrontare situazioni di vita che ritengono estreme ed insopportabili . Il più delle volte il suicidio è la conclusione di un vissuto interiore personale, doloroso e dilaniante, in cui frequenti sono i dubbi sul porre in essere o meno il suicidio. Ma ecco cosa ci dice il dott. Roberto Cavaliere psicologo e psicoterapeuta in proposito . ” In un primo momento la persona che soffre per la fine di un amore comincia a prendere in considerazione l’idea di suicidarsi, non in maniera veramente intenzionale, ma come una possibile soluzione alla fine stessa dell’amore ed al proprio dolore. Il suicidio viene visto come un’ultima via di fuga da percorrere nel caso che gli eventi e la propria situazione precipitasse. Ciò da la possibilità d’iniziare ad immaginare la propria morte in maniera positiva. Non si ha più paura di essa, ma la si vede come un’”amica” che ci darà conforto e sollievo. A volte si prendono anche ad esempio suicidi celebri, che hanno rivestito un alone romantico nell’immaginario collettivo. Emblematico è l’ondata di suicidi per amore che seguì la pubblicazione del romanzo “I dolori del giovane Werther” di Goethe. Non da ultimo, anzi tutt’altro ci s’immagina come la persona che ci ha lasciato vivrà la nostra morte. Infine, viene presa la decisione di suicidarsi. Spesso, però, anche se si è decisi e determinati, succede che all’ultimo momento l’istinto di sopravvivenza prevale e si ritorna indietro sulla propria decisione. Perciò, può succedere che quello che agli occhi del mondo può apparire come un piccolo insuccesso, abbia un effetto devastante sull’autostima di chi vive la separazione. Una delusione d’amore diventa la prova che si ha un carattere poco amabile e che nessuno potrà mai amarci. Si può essere depressi, anche senza che ci sia stato un evento esterno scatenante. Alla base di molte depressioni c’è la mancanza d’amore : chi prende in considerazione il suicidio, sente che a nessuno importa se lui vive o muore. La persona depressa fa un bilancio totalmente negativo della sua esistenza che non offre nessuna prospettiva di miglioramento : il futuro sarà orribile come il presente o anche peggio. Il suicidio appare, allora, come l’unico mezzo per porre fine alle proprie sofferenze che vengono vissute come intollerabili. ” Un altra tragedia del Mal d’Amore, che ha strappato il quarantaduenne muratore Maurizio Gregorio Manca, alla famiglia ed ai figli, che in tenera età non rivedranno più il loro padre.
Raimondo Rodia
1 commento a “Suicidio a Nardò, si può morire d’amore ?”
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uccidersi per amore? non credo semmai per odio, ovvero per la constatazione di essere stati scaricati con qualche scusa da una persona nella quale anche se per breve tempo si è creduto.
Il dolore credo provenga dalla consapevolezza di essere stati ingannati con menzogne, vigliaccheria,incapacita’ di aprirsi al dialogo,arroganza e presunzione mascherati da orgoglio,ma purtroppo in ultima analisi resta il fatto di essere stati scaricati.
Cio’ probabilmente significa che non siamo stati in grado di vedere l’altro, ci siamo fatti ingannare da qualcosa, non ultimo da un profondo bisogno di affetto, che ci ha impedito di allontanare l’altro quando ci faceva del male consapevolmente o no,il dolore di non essere degni di amore o peggio di non poter mettere alla prova l’amore dell’altro neanche con semplici screzi perchè possono divenire efficaci scuse per essere scaricati,in altri termini autostima, forte senso di abbandono,paura di non riuscire ad innamorarsi piu’ di qualcuno possono condurre all’insano gesto.
Gli altri per quanto partecipino al dolore non potranno mai comprendere veramnte cosa accade dentro una persona che si sente tradita nei sentimenti profondi,le modalita’ del suicidio,la scelta di:farmaci, pallottole, impiccagione e via discorrendo il fatto di lascire scritto qualcosa o il non farlo,fare o non fare testamento prima di togliersi la vita, raccontano qualcosa del suicida e di come ha visuto prima , di fatto è una cosa veramente terribile non essere amati dalla persona della quale si è stati innamorati.
Chi decide di togliersi la vita, non lo fa per egoismo e non intende punire nessuno, su sette miliardi di individui uno piu’ uno meno non fa la differenza,l’importante magari è lasciare i propri averi se se ne possiedono a qualcuno che sapendo apprezzare la vita meglio di chi non lo fa ne sappia fare buon uso.
Non credo nell’odio dietro al suicidio, ma credo nel profondo sconforto di chi compie l’insano gesto