Ancora aziende che inquinano il territorio di Galatina
giovedì, 26 gennaio 2012
Siamo circondati, non c’è via di scampo, Galatina sembra la Campania di qualche anno fa, un ricettacolo di rifiuti e miasmi industriali che ci sta avvelenando. Cosa succede, ieri posto sotto sequestro un capannone nel territorio di Galatina per gestione illecita di rifiuti, miscelazione non autorizzata di rifiuti speciali pericolosi ed attivazione di uno scarico di reflui industriali in assenza di autorizzazioni. Sono i reati ipotizzati dai carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Lecce, che hanno segnalato alla Procura di Lecce l’amministratore unico di una società che sorge nel territorio comunale di Galatina, che gestisce un impianto di recupero e trattamento di rifiuti speciali pericolosi. Questo ed altri problemi stanno investendo il territorio di quella che una volta il Galateo ( lo storico vissuto a cavallo tra il XV e XVI secolo, il cui vero nome era Antonio De Ferraris ) considerava l’Ombelico del Salento. Tra CDR da bruciare in Colacem, i fanghi industriali della ditta Vomm di Rozzano che in via sperimentale vorrebbe anche essa termodegradare ( leggete alcuni nostri vecchi articoli ), il depuratore che doveva servire l’area industriale di Galatina e Soleto, fermo da due anni, con probabile immissione in falda dei reflui industriali, le varie micro discariche come quella di gomme andata a fuoco domenica scorsa e fermiamoci qua. In questo territorio martoriato, che una volta era il vanto e la gioia del Salento. La valle ai piedi ed intorno a Galatina ubertosa e fertile, capace di produrre i migliori ortaggi. Ora cosa ne rimane, un territorio che mafie e gente di malaffare con la complicità dei politici locali ed a volte con il silenzio delle popolazioni locali ha ridotto a brandelli. Un territorio ferito anche per le varie costruzioni, un dedalo di edifici venuti su dal nulla e puntualmente risanati in barba agli appelli degli intellettuali, alle mobilitazioni degli ambientalisti, ai moniti dei geologi. Il resto è un tratturo sterrato di fango, polvere e laddove brandelli di dignità umana e scampoli di autosufficienza civica sopravvivono, colate di cemento stese alla meglio direttamente su quello che prima era uno dei suoli agricoli più fertili del Mezzogiorno. Qui la legge “Galasso” è stata a lungo un’opinione, un’omissione che ha legato in un patto scellerato imprese, proprietari e amministratori. Ma ritorniamo alla cronaca odierna, l’impianto, per un valore di circa 1 milione di euro, è stato posto sotto sequestro preventivo d’urgenza, a parziale conclusione di indagini svolte su iniziativa dello stesso Noe, comandato dal capitano Nicola Candido, nel corso di controlli ambientali su aziende della provincia. La struttura sorge su un’area di circa 1 ettaro, dove sono edificati un capannone di circa mille metri quadrati e vari piazzali. Qui, i militari hanno rilevato come fossero stati stoccati rifiuti, consistenti in imballaggi di ferro e plastica, utilizzati per contenere sostanze pericolose. Nel corso del controllo, i carabinieri specializzati nella tutela ambientale, hanno rilevato come i versamenti fossero piuttosto estesi, sul terreno. Si tratterebbe proprio delle sostanze fuoriuscite dagli imballaggi, in alcuni casi esposti, senza alcun tipo di protezione, agli agenti atmosferici. All’interno del capannone, i militari del Noe hanno trovato anche diverse cisterne di plastica, contenenti miscelazioni di rifiuti liquidi speciali pericolosi e sacchi di fibra sintetica con mescolanze di rifiuti speciali pericolosi, il tutto, a quanto sembra, senza le indicazioni e le analisi relative alla caratterizzazione dei rifiuti. Lo stoccaggio irregolare dei rifiuti, svolto sui piazzali scoperti dell’azienda, avrebbe determinato, in caso di pioggia, la contaminazione delle acque meteoriche che in seguito confluivano nelle aiuole poste a ridosso dei muri perimetrali dell’azienda. Le autorità amministrative sono state informate dell’esito del controllo del Noe. E’ stato chiamato ad intervenire anche personale dello Spesal per i controlli di propria competenza sull’impianto, che riceve rifiuti speciali pericolosi da diverse regioni del sud Italia. Ora sembra giunto il momento non solo di fare una riflessione, ma di agire e tagliare la testa a questi mostri che stanno strangolando il nostro territorio.
Raimondo Rodia
2 commenti a “Ancora aziende che inquinano il territorio di Galatina”
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Che dire?
L’aspetto positivo di questa brutta faccenda, per guardare il bicchiere mezzo pieno, è che per fortuna i carabinieri del NOE sono vigili e fanno bene il loro lavoro.
Aggiungo che di “Osservatori” come Raimondo dovrebbero essercene tanti e diffusi in ogni anfratto del nostro territorio. Solo sorvegliando, terremo lontano dalla nostra sicurezza (perché di questo si tratta) i nuovi detrattori del bene comune.
“Detrattori” è dir poco poiché certe malefatte andrebbero annoverate fra gli atti più criminosi dell’uomo. Quindi nomi come Colacem, Vomm di Rozzano, e questa di cui non citi il nome, andrebbero messi alla gogna in piazza, altro che sui manifesti pubblicitari, dove spesso appaiono come enti di beneficenza.
L’unico modo per impedire il dilagare di questa nuova forma di criminalità è conoscerla, conoscerla non vuol dire contribuire alla spartizione dell’affare o ancor peggio, agire con l’intenzione di favorire questo o quell’altro clan locale, a costo del fallimento della democrazia (come di fatto è avvenuto di recente a Palazzo Orsini), ma vuol dire svegliarsi dal torpore primitivo del sentirsi “più furbi” (o cchiù deritti).
Purtroppo il mondo della gestione e relativo smaltimento dei rifiuti si sta rivelando la nuova “eldorado” per gente di malaffare, che dovrebbe avere ben altri requisiti per essere autorizzati a trattare con la salute pubblica. Con lo smercio della droga ci rimettevano, purtroppo, alcuni giovani e famiglie per bene, con questa nuova forma di mafia ci rimetteremo tutti e tutto se non ce ne preoccupiamo in prima persona.
Come diceva Indro Montanelli:
Il sapere e la ragione parlano, l’ignoranza e il torto urlano.
Certo che noi italiani siamo sì un popolo meraviglioso, ma per certi versi, anche strano. Si potrebbe fose affermare che amiamo tanto le nostre case che affrontiamo grandi sacrifici per comprarle e per tenerle in ordine e pulite. Le amiamo tanto che non ci resta più amore da dedicare alla terra su cui esse sono costruite. E così distruggiamo la terra da cui, prima o poi, conseguirà anche la distruzione o l’inutilizzabilità delle case che tanto amiamo. Che bel modo di pensare, eh?